paesaggio per Margherita Biondi è costante fonte d’ispirazione, tanto da caratterizzare un’importante fase della sua produzione. Le tele riportano alla luce dimensioni sopite, interiorità percepite, immaginate e non osservabili se non tramite l’opera dell’artista, con la forza della memoria e la potenza del ricordo. I suoi paesaggi escono fuori dalle solite rappresentazioni “veristiche” di campagne o marine, ma sembrano respirare e trasudare vita. Attraverso il colore, mezzo espressivo ben impiegato dall’artista. Lo spazio è silenzioso, amplificato dalla solitudine delle forme e dagli accostamenti cromatici e qui si ritrova il valore che emerge e coinvolge lo spettatore. Il colore è fortemente evocativo, e trasforma la raffigurazione in paesaggi interiori, che collegano non solo gli occhi ma anche l’anima di chi li osserva. Questo processo è enfatizzato dagli accostamenti cromatici, soprattutto dall’impiego di colori primari e dei relativi complementari, rosso e verde, ad esempio. la vitalità delle sue tele dominate dai paesaggi: scorci di mare, antichi casolari e immensi prati fioriti che rievocano i paesaggi della memoria cari alla pittrice. Quella di Margherita è una pittura che nasce da un esigenza interiore volta a proporre, attraverso una compiuta meditazione ed una approfondita ricerca, elementi che, come appunto quelli legati al mare, al paesaggio e alla campagna recuperano la tradizione e rinvengono nella storia locale fondamentali apporti culturali per la nostra civiltà. Le sue opere sono, dunque, la traduzione più pura delle sue profonde emozioni e della sua acuta sensibilità. Molte delle sue opere, infatti, ricordano “I papaveri di Monet”, e come Monet la pittrice pistoiese usa la luce quale elemento principale della visione, una luce pura che inonda il paesaggio donandogli un notevole senso energico. Il punto di partenza è quasi sempre il “paesaggio”. E’ però solo l’inizio, perchè ciò che veramente muove prima l’anima e poi la mano di quest’artista sono tre elementi fondamentali; in ordine: lo spazio, la luce e il colore. I “campi lunghi” e il taglio d’orizzonte spesso alto, determinano l’ampiezza e la profondità del primo elemento. Uno spazio che lascia liberi l’occhio e l’animo del fruitore; questo senso di libertà pervade tutta l’opera di Margherita. C’è poi la ricerca della luce, con tagli di estrema nitidezza ed intensità che danno vita e volume a quello spazio. La fusione di questi due elementi chiama in gioco l’ultima componente: il colore. Qui è la materia, trattata con raffinate e precise sovrapposizioni, che tesse la trama del racconto pittorico. Ecco allora che lo sguardo incrocia una velatura di nubi, la chioma di un filare di piante, delle rocce, un tratto d’ acqua. Il nostro animo, comunque, respira sospeso nella vastità di quello spazio, nei suoi paesaggi da scoprire nello scorrere tempo, strato dopo strato, pennellata dopo pennellata


di Salvatore Rondine