Margherita Biondi ama la natura perché vigorosa
e dinamica. La vive con emozione e rispetto, la descrive con partecipazione.
Margherita resta in ascolto, e quindi alla natura nella sua essenza
di vita, di maturazione, di narrazione via, via colta nei riflessi di
luci, indugia in momenti di sogno e di attesa. Per poi partecipare in
un turbinio di passioni e di nascenti sensazioni, tra luci e ombre, sempre
appostate nella sua figurazione romantica. Mai scaduta a sensazione
immediata istintiva, come si può evincere dai temi affrontati, quasi
sempre di ordine bucolico, dove il silenzio e la pace agreste sono il
denominatore comune.
E alla stagione fiorita col suono interiore del colore, amata poesia
della natura, s’inonda il cuore, per chi vede e chi osserva sulle tele
della Biondi, ne coglie con l’emozione, la vibrazione di questo linguaggio, impressionato
dalla pellicola interiore. Via, via guida l’artista all’evolversi della
mano verso momenti espressivi di acuta sensibilità, a quel linguaggio
che chiamiamo “stile”, cioè l’insieme dei segni distintivi di
un artista, la rivelazione del suo mondo, dei suoi mezzi espressivi, la
capacità di dominio, la sua poetica. Poesia dell’anima e del
linguaggio che la interpreta, quello che Margherita chiede, sceglie i
colori, ne svela l’efficacia studiata nel linguaggio, nel momento in
cui l’artista toscana prende e guida l’osservatore dentro quel suo
mondo non”orecchiabile”. Dove tutte le linee, le masse, le luci e le
stagioni si fanno colore: quei colori e non altri, in una intensità che
si sente vibrare in un concerto di assonanze e di contrasti. Di morbida
pienezza di ombre. Un’armonia che va oltre il piacere dell’occhio e
va a toccare le corde più profonde.
La varietà dei soggetti floreali e dei temi, in quello che si
potrebbe chiamare “poema della terra”, frantumato in tanti canti, si
muove e riverbera come cieli pieni di aria e di luce, svelandone la
vita di trepida passione dell’innamorato. Con la calda suggestione di
un lirismo mai sazio. Con l’affinata dote di una trasfigurazione romantica.
Un mondo di cui la pittrice ha colto l’anima,poiché lo ha guardato
con occhio chiaro e affetto puro. Margherita ha cominciato la sua attività artistica
raccontando con umiltà la bellezza del paesaggio amico, il bisbiglio
sereno flebile fra i filari dell’uliveto che carezzano il cielo, la
pace sorniona e pacata, lo stupore attonito, e l’incantamento nel suggestivo
tripudiare di toni coloristici e tra virgulti fioriti. E le piane rigogliose, sono
dagli inizi il rifugio del cuore di questa solinga pittrice che si è fatta
interprete attenta e innamorata delle bellezze, ne ha fatta una propria
ragione artistica.
Di quelle bellezze dell’ambiente paesano che da sempre ci attirano
e che di rado, purtroppo, sappiamo apprezzare. Si avverte così nelle
sue opere quella vitalità estatica che vuol convincere gli ignari
e gli assenti ad amare il creato, e di vederlo con quegli intenti conservativi, con
la sua maniera a raccontare, sempre e con l’individuale capacità espressiva, con
il magico equilibrio che trattiene le immagini su un filo di partitura
poetica, tutto l’affannare dei ricordi, di memorie di un insostituibile
scorcio di valle, fonte perenne di tensioni che arrovellano e che gratificano
lo spirito teso alla ricerca di pace.
Alfredo Pasolino