Critiche:

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Critica di SILVIA RANZI

Le opere di Margherita colpiscono istintivamente per quella carica di positività che ad una immediata lettura instillano nel fruitore un senso di rarefatta serenità, immunizzante contro le asperità del vivere quotidiano. Credo sia questo che l’artista intende comunicare quando, attraverso le sue visioni naturalistiche tra il realistico e il sognante, ci trasporta in un linguaggio che raggiunge una vera full immersion nella natura, in un tripudio di variopinte tonalità cromatiche.
Ad uno scandaglio più tecnico si può affermare che la sua produzione artistica si richiama a quella tradizione figurativa che ha il suo ascendente diretto nella felice stagione dell’impressionismo naturalistico “en plein air”che si nutre della risonanza emotiva che la visibilità percettivo-sensoriale suscita nell’animo dell’artista per trovare corrispondenza nella matrice coloristica. E’ indubbio che la natura sia la principale linfa ispirativi delle sue tematiche: immagini pacificanti di vita campestre, dolci profili verdeggianti collinari resi nel quieto intimismo del paesaggio toscano al cospetto di casolari-rifugio, stradine che si snodano nel verde, messi punteggiate dai vivaci papaveri fino all’amato litorale maremmano con le distese marine dalla cristallina meteorologia. Lo stile pittorico presenta l’impiego di una calda e ricca tavolozza di tonalità sature squillanti, condotte ora a punta di pennello nell’intento più descrittivo, ora costruite a tocchi fugaci in più sovrapposizioni materiche entro una trama concitata di cromie variegate, risentendo in parte del fascino divisionista: il tutto vibrante per la fresca immediatezza della fase esecutiva. L’interesse spiccato che l’artista dimostra per la natura richiama, ad una lettura più riflessiva delle sue opere, quasi un auspicato ritorno all’integrazione fra uomo e natura e alla sua primitiva innocenza. Ne deriva che l’aspetto idilliaco delle sue visioni naturalistiche si tramuta in oasi verdi di pace verso un salutare recupero della dimensione del biologico, in cui trovar finalmente tregua dalla frenesia quotidiana, alla ricerca del proprio equilibrio inquinato talvolta da insidiose artificiosità. La fenomenologia ritratta pare assumere anche le fattezze di metafore interiori, sono l’ispirazione rievocativa della spensieratezza dell’infanzia o rappresenta il ritorno stabilizzante al mondo degli affetti familiari simboleggiati dagli immancabili casolari immersi in una rigogliosa vegetazione.
I valori luministici di cui è improntato il registro cromatico, adottato per captare il reale e la figura umana, sono il connotato più suggestivo di quella genuinità emozionale proprio del lirico abbraccio con cui ottimisticamente l’artista canta la sua terra di Toscana con vivo e sano trasporto. E’ quindi nella sintesi per così dire “clorofilliana” di natura e luce la chiave di volta del percorso pittorico di Margherita Biondi che ha elaborato una figurazione limpida, appagante, di delicato e convincente lirismo.

Silvia Ranzi