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Critica di ALFREDO PASOLINO

Margherita Biondi ama la natura perché vigorosa e dinamica. La vive con emozione e rispetto, la descrive con partecipazione. Margherita resta in ascolto, e quindi alla natura nella sua essenza di vita, di maturazione, di narrazione via, via colta nei riflessi di luci, indugia in momenti di sogno e di attesa. Per poi partecipare in un turbinio di passioni e di nascenti sensazioni, tra luci e ombre, sempre appostate nella sua figurazione romantica. Mai scaduta a sensazione immediata istintiva, come si può evincere dai temi affrontati, quasi sempre di ordine bucolico, dove il silenzio e la pace agreste sono il denominatore comune.
E alla stagione fiorita col suono interiore del colore, amata poesia della natura, s’inonda il cuore, per chi vede e chi osserva sulle tele della Biondi, ne coglie con l’emozione, la vibrazione di questo linguaggio, impressionato dalla pellicola interiore. Via, via guida l’artista all’evolversi della mano verso momenti espressivi di acuta sensibilità, a quel linguaggio che chiamiamo “stile”, cioè l’insieme dei segni distintivi di un artista, la rivelazione del suo mondo, dei suoi mezzi espressivi, la capacità di dominio, la sua poetica. Poesia dell’anima e del linguaggio che la interpreta, quello che Margherita chiede, sceglie i colori, ne svela l’efficacia studiata nel linguaggio, nel momento in cui l’artista toscana prende e guida l’osservatore dentro quel suo mondo non”orecchiabile”. Dove tutte le linee, le masse, le luci e le stagioni si fanno colore: quei colori e non altri, in una intensità che si sente vibrare in un concerto di assonanze e di contrasti. Di morbida pienezza di ombre. Un’armonia che va oltre il piacere dell’occhio e va a toccare le corde più profonde.
La varietà dei soggetti floreali e dei temi, in quello che si potrebbe chiamare “poema della terra”, frantumato in tanti canti, si muove e riverbera come cieli pieni di aria e di luce, svelandone la vita di trepida passione dell’innamorato. Con la calda suggestione di un lirismo mai sazio. Con l’affinata dote di una trasfigurazione romantica. Un mondo di cui la pittrice ha colto l’anima,poiché lo ha guardato con occhio chiaro e affetto puro. Margherita ha cominciato la sua attività artistica raccontando con umiltà la bellezza del paesaggio amico, il bisbiglio sereno flebile fra i filari dell’uliveto che carezzano il cielo, la pace sorniona e pacata, lo stupore attonito, e l’incantamento nel suggestivo tripudiare di toni coloristici e tra virgulti fioriti. E le piane rigogliose, sono dagli inizi il rifugio del cuore di questa solinga pittrice che si è fatta interprete attenta e innamorata delle bellezze, ne ha fatta una propria ragione artistica.
Di quelle bellezze dell’ambiente paesano che da sempre ci attirano e che di rado, purtroppo, sappiamo apprezzare. Si avverte così nelle sue opere quella vitalità estatica che vuol convincere gli ignari e gli assenti ad amare il creato, e di vederlo con quegli intenti conservativi, con la sua maniera a raccontare, sempre e con l’individuale capacità espressiva, con il magico equilibrio che trattiene le immagini su un filo di partitura poetica, tutto l’affannare dei ricordi, di memorie di un insostituibile scorcio di valle, fonte perenne di tensioni che arrovellano e che gratificano lo spirito teso alla ricerca di pace.

Alfredo Pasolino