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Critica di VALENTINA GIOVANNELLI

Leggendo la pittura di Margherita Biondi è inevitabile restare coinvolti dal senso di gioiosa pace e contagioso vigore che le immagini ritratte ci comunicano ma, osservando con più attenzione, ci accorgiamo di come il colore sia il vero protagonista dei suoi quadri; questo, talvolta nitido o a dinamici tocchi, comunque sempre luminoso, si carica di un sentimento privato. Quello che a prima vista appare facilmente decodificabile richiede invece un’interpretazione più meditata e stratificata. Trascendendo dalla fedele riproduzione naturalistica, un dettaglio o un paesaggio a lei familiare, soprattutto della collina pistoiese, diventa lo spunto e il rifugio per penetrare in una realtà più profonda, quella del ricordo. La natura circostante predispone la pittrice a rievocare certe sensazioni e a rinnovarle in una nuova dimensione dove tendono a fondersi passato e presente, sogno e realtà. Da quello che si può evincere, l’opera non si propone dunque un fine ma diventa una sorta di diario e sfogo interiore, il mezzo per immortalare emozioni che la realtà in quell’esatto istante ispira. Se la scelta del soggetto è casuale, il lavoro di Margherita si concentra principalmente sul movimento cromatico, nell’uso soprattutto di colori caldi, puri e miscelati, risaltati dagli scuri che la pittrice aumenta nelle ultime opere. Il colore traduce visivamente i sentimenti guidandoli nella loro intensità e nella loro velocità: specialmente nella pittura delle fioriture, delle messi della campagna toscana e del mare versiliese, i contorni appaiono indistinti e sembrano dissolversi in macchie cromatiche. Trasportati in un contatto pieno con la natura, ci perdiamo all’orizzonte dove si percepisce il senso di un infinito che probabilmente per Margherita e per gli animi romantici si fa metafora di un altrove immaginario ricco di speranza, fuga da una realtà frenetica e talvolta incolore. La pittrice, grazie al suo ottimismo e alla fiducia nel mondo circostante, ci regala così una serena, pacata visione della vita non tanto nella sua vera apparenza ma come vorrebbe che fosse, specchio del proprio carattere spontaneo, carico di un’estroversione realizzata nella solitudine del dialogo col paesaggio. Senza perdere mai del tutto il richiamo alla realtà, l’armonia trasmessa lascia quasi sempre un piccolo spazio anche all’imprevisto preannunciato dal lieve vento che ondeggia i fiori o dalle leggere nuvole che rigano il cielo.

Valentina Giovannelli