Critiche:Mariarosaria Belgiovine
Raffaello Bertoli
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Viliano Viti
Critica di PAOLO GESTRI

La voluminosa critica a proposito di Margherita Biondi, ha già messo in bella evidenza il dinamismo, l’emozione ed il vigore della sua pittura. Ed anche volendo esprimere i sentimenti attorno ai quadri di Margherita – come lei ama firmarsi – , si potrebbero aggiungere solo delle varianti, per ribadirne al fine i toni sensibilmente romantici. Qui ci preme piuttosto osservare e discutere della genesi dei suoi dipinti e del loro divenire macchie vivide di colore come valori assoluti, al di là della rappresentazione fisica che noi consideriamo puro pretesto, e non il fine, dell’opera d’arte. Indaghiamo e scopriamo il fertile humus culturale da cui nei suoi quadri nascono, le messi e perfino le case. E perfino il cielo. E’ un humus che produce direttamente il colore. Come se un albero, saltando i fiori , producesse direttamente i frutti. Appunto perchè la pittura della Biondi è una “pittura incinta”, gravida di colori spontaneamente nati. Corposa, matura, ricca di genuini sapori. Tanto che i suoi esordi, frutto del rivoluzionario ’68, furono informali. Il successivo recupero dell’immagine, pur sempre in forme dinamiche creative, tiene comunque conto del fantastico e del sogno; e si esprime attraverso una rielaborazione dei ricordi che da un lato ne salvi l’originaria fantasia e dall’altro testimoni appieno il tempo storico, da allora inevitabilmente passato. Il colore serve – testimonia la storia dell’arte – a rafforzare la verosimiglianza del dipinto. Dice anche, la stessa storia, che il colore artistico non è mai coincidente con quello in natura. C’era una volta il colore araldico (la Madonna nel Medioevo sempre con la veste azzurra ed il manto rosso), mentre con il Rinascimento il colore si fece più libero. Restava ancora valido il valore tonale, o tono dominante, ossia la luce generale del dipinto a cui dovevano conformarsi tutti i colori usati. Ma non pensarono esattamente così i “moderni”Cézanne e dopo di lui Matisse andò ben oltre. Con Matisse, la tradizionale verisimiglianza diventa davvero secondaria. In questo humus culturale ed in questa ottica di modernità en plain air dobbiamo leggere la modernità della Biondi; “Il colore dà gioia e perfezione – ha scritto ancora Raskin, esso è associato con la vita del corpo, la luce del cielo e la purezza della terra”. Ed è a questi risultati che Margherita aspira con convinzione.

Paolo Gestri